Via Sardorella, Genova rifà l’impianto di carta e plastica: demolizione e nuovo polo, 58mila tonnellate l’anno entro il 2027

In commissione a Tursi Comune e Amiu hanno presentato il revamping dell’impianto di Bolzaneto: demolizione e ricostruzione, selezione automatizzata e pressatura avanzata, fotovoltaico e recupero delle acque piovane. Capacità invariata a 58mila tonnellate l’anno e obiettivo di entrata in funzione entro fine 2027
Genova prova a spostare l’asticella dell’economia circolare dal “quanto raccogliamo” al “quanto vale davvero ciò che raccogliamo”. È questo il senso politico e tecnico del progetto illustrato questa mattina in Commissione consiliare a Palazzo Tursi, dove l’Amministrazione comunale e i vertici di Amiuhanno presentato il revamping e il potenziamento dell’impianto di via Sardorella dedicato al recupero di plastica e carta e alla produzione di materiale riciclato. Un intervento che non cambia i numeri di capacità, ma promette di cambiare la qualità del risultato, cioè ciò che esce dall’impianto e finisce nel mercato del riciclo: non più un “misto” difficile da valorizzare, ma frazioni selezionate meglio, più pulite e più spendibili.

Il progetto parte da una scelta netta: demolire l’edificio esistente e costruire un nuovo corpo di fabbrica, moderno ed efficiente. La portata complessiva dell’impianto resterà la stessa, 58.000 tonnellate annue, ripartite tra 28.500 tonnellate di carta e cartone e 30.000 tonnellate di plastica multileggero. Ma il cuore dell’operazione non è nel “quanto”, bensì nel “come”: nuove linee di selezione automatizzata per le plastiche e sistemi più evoluti di pressatura per la carta, con l’obiettivo di alzare il livello industriale del processo e ridurre gli scarti dovuti a separazioni imperfette.

La parte ambientale, in un impianto di questo tipo, è sempre la più scrutinata, e qui il progetto gioca la carta della gestione interamente al chiuso. L’assenza di frazioni organiche, unita a nuovi sistemi di aspirazione e filtraggio delle polveri, viene indicata come la base per arrivare a “emissioni zero odori”, un tema sensibile per qualsiasi struttura inserita in un contesto urbano. Sul fronte energetico l’impianto sarà dotato di un fotovoltaico da 130 kWp installato in copertura per l’autoconsumo, mentre sul lato idrico è prevista una vasca di recupero delle acque meteoriche da 10 metri cubi destinata all’irrigazione di 1.120 metri quadrati di aree verdi. Anche l’impatto visivo entra nel progetto: siepi perimetrali di alloro e ligustro e schermature architettoniche sobrie per armonizzare la struttura con l’area e con le previsioni del Piano Urbanistico Comunale.
Il quadro si inserisce in una strategia più ampia che l’assessora all’Ambiente Silvia Pericu rivendica come investimento su impianti “di ultima generazione”, capaci di trasformare davvero il rifiuto in risorsa. Silvia Pericu richiama il dato della raccolta differenziata cittadina, oggi al 53%, in crescita costante di circa tre punti percentuali l’anno ma ancora lontana dal target nazionale del 65%, e sottolinea che il problema non è soltanto raggiungere una quota più alta: è fare in modo che ciò che viene raccolto sia abbastanza “buono” da essere valorizzato. In altre parole, senza strutture di selezione adeguate si rischia di aumentare i quantitativi ma produrre materiale che non regge gli standard richiesti dal mercato del riciclo, perdendo valore economico e ambientale. La scommessa di via Sardorella, dunque, è spostare Genova su un ciclo più efficiente: maggiore purezza in uscita, recupero più redditizio per la collettività e un modello più vicino all’industrializzazione reale del processo.
Anche il calendario è già delineato. A fine febbraio è prevista la seconda Conferenza dei Servizi, passaggio che precede la gara di AMIU per la progettazione esecutiva. L’obiettivo dichiarato è arrivare al completamento dei lavori e all’entrata in funzione del nuovo polo entro la fine del 2027. E su un tema che spesso scatena opposizioni immediate, quello dei flussi di mezzi, viene indicata una garanzia: l’intervento non comporterà aumento del traffico veicolare, mantenendo invariato il numero di mezzi da e verso la struttura.
Se il progetto manterrà le promesse, via Sardorella diventerà un punto di svolta non tanto per “fare più raccolta”, ma per farla meglio: un impianto capace di rendere davvero circolare ciò che oggi rischia di restare un passaggio intermedio, trasformando il rifiuto in materia prima seconda con qualità sufficiente per rientrare nel ciclo economico. E, in una città dove la differenziata cresce ma il salto definitivo verso il 65% richiede anche fiducia e risultati concreti, la differenza la farà proprio ciò che non si vede: l’efficienza della selezione, la pulizia del materiale, la capacità di restituire valore invece di produrre solo costi.
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